AFTERLUMA JOURNAL • CURATED EDITORIAL ARCHIVE
Vittorio Sella e il peso di una fotografia

Sul Cervino in pieno inverno, sul K2 con le lastre di vetro sulle spalle: il fotografo di Biella che mostrò le montagne esattamente per quello che sono. Nel marzo 1882 un giovane di 22 anni lasciò Breuil alle undici di sera, con tre guide della famiglia Carrel, diretto alla vetta del Cervino. Ci arrivò solo alle due del pomeriggio del giorno dopo. Era la prima salita invernale della montagna. Un mese prima aveva tentato due volte, tornando sempre a mani vuote. Al secondo tentativo aveva camminato ventitré ore quasi senza fermarsi, e il Barolo nella borraccia di cuoio gli si era trasformato in ghiaccio. Quel giovane si chiamava Vittorio Sella e saliva per la montagna, ma anche per la fotografia.
Una casa con il laboratorio
Sella nacque a Biella, città di industriali della lana ai piedi delle Alpi, il 28 agosto 1859. In famiglia c'erano due passioni: la montagna e la camera oscura. Lo zio, Quintino Sella, uomo politico, fondò il Club Alpino Italiano nel 1863. Il padre, Giuseppe Venanzio Sella, dirigeva il lanificio, ma aveva scritto anche il primo trattato di fotografia pubblicato in Italia. Quando il padre morì, nel 1876, Vittorio ereditò il laboratorio e il manuale. La sua prima panoramica circolare delle Alpi risale al 1879. Si fece prestare una grande macchina da un fotografo della città e salì sul Monte Mars, sopra Oropa. Nel 1882 ordinò da Dallmeyer, a Londra, una macchina per lastre di vetro da 30 per 40 centimetri, più o meno quanto un foglio A3.
Perché d'inverno
Nel febbraio 1882 Sella non saliva d'inverno per inseguire un primato. Il fotografo che era in lui sapeva che l'aria fredda e limpida regala colori e contrasti più netti su tutto l'orizzonte. Dopo la salita di marzo scese sul versante svizzero e passò la notte in un rifugio pieno di neve, stretto alle guide, battendo i piedi per non congelare. Il 29 luglio tornò in vetta e fotografò l'intero orizzonte su undici lastre.
Uno studio sulle spalle
Una fotografia di montagna, allora, voleva dire portarsi dietro un intero atelier. Secondo la stima di un curatore, la macchina grande pesava intorno ai 18 chili e ogni lastra di vetro quasi un chilo. Le lastre si caricavano e si scaricavano al buio, perciò Sella portava con sé una tenda nera e una lanterna rossa tascabile. La famiglia aveva progettato da sé le imbracature per i carichi. In Karakoram alcuni portatori rifiutarono all'inizio le cinghie, finché non li convinse. Non lavorava da solo. Per molti anni lo accompagnò Erminio Botta, anche lui di Biella. Nella spedizione del 1909 Filippo De Filippi, cronista del gruppo, lo descriveva come assistente, guida e portatore in una persona sola. Sella lasciava il campo prima degli altri, prima di colazione, con Botta e i portatori delle macchine al seguito, per avere più tempo con la luce buona.
Quattro continenti
Dove altri avrebbero parlato di conquiste, Sella raccontava l'attesa. Fotografò il Caucaso tre volte, nel 1889, 1890 e 1896. L'ultimo ritorno di laggiù gli valse l'invito del principe Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, a diventare il fotografo ufficiale delle sue spedizioni. Alaska, 1897. La spedizione compì la prima salita del Monte Sant'Elia il 31 luglio. Per il fotografo il viaggio andò male. L'elenco dell'attrezzatura nel libro della spedizione, compilato dagli appunti di Sella, dice semplicemente che la macchina grande fu usata per una sola fotografia. Le immagini migliori vennero quasi tutte da una Kodak pieghevole. L'umidità della costa aveva rovinato molti negativi. Kangchenjunga, 1899. Insieme all'esploratore britannico Douglas Freshfield, Sella e suo fratello scattarono a circa 6.000 metri, tra le fotografie più alte realizzate fino ad allora. Freshfield lo ringraziò nella prefazione per quasi tutte le illustrazioni del libro. Ruwenzori, 1906. Nell'Africa centrale la spedizione del duca salì tutte le cime del massiccio. Sella documentò anche il ritiro dei ghiacciai, una delle prime testimonianze del genere. Karakoram, 1909. L'obiettivo era il K2. La spedizione risalì i ghiacciai Baltoro e Godwin-Austen e tentò la cresta sud-est, senza raggiungere la vetta. Sulla Chogolisa fissò un record di altitudine, senza toccare la cima. Sella e Botta passavano giornate intere in salita verso i punti di ripresa, aspettando che le nuvole si alzassero.
Fotografie che servirono da mappa
Le immagini del 1909 non erano solo belle, erano anche esatte. Sella segnava i punti di ripresa con piccoli ometti di pietra, così che i topografi potessero collegare ogni panoramica alla carta della spedizione. Nel 1938 gli americani guidati da Charles Houston partirono per una ricognizione del K2. Il loro rapporto pubblicò una fotografia di Sella del 1909, con il percorso proposto disegnato sopra. Houston scrisse che Sella aveva riportato centinaia di fotografie di montagna che nessuno aveva ancora eguagliato. Un secolo dopo, nel settembre 2009, l'alpinista e regista David Breashears rifece una delle panoramiche di Sella dallo stesso identico punto. Ansel Adams scrisse nel 1946, dopo una mostra di stampe dal suo archivio, che le immagini di Sella suscitano uno stupore quasi religioso e che non hanno alcuna grandiosità falsa. Adams notò la sobrietà: nessun cielo teatrale, nessuna inquadratura esagerata. Questo non significa che le stampe fossero intatte. Il curatore Paul Kallmes sostiene che Sella aggiungesse a volte delle figure in camera oscura, perché chi guarda capisse la scala.\
Un'ultima volta sul Cervino
Sella salì fino a tarda età. A 76 anni tentò ancora una volta il Cervino e tornò indietro dopo che una delle sue guide si era ferita. Morì a Biella il 12 agosto 1943. Il suo archivio è ancora lì. La Fondazione Sella, nell'ex lanificio di famiglia, conserva circa diecimila negativi e circa dodicimila stampe, oltre alle grandi lastre di vetro e a parte dell'attrezzatura. È un archivio di ricerca, non un museo, e le visite si fanno su appuntamento. Il laboratorio di San Gerolamo, con l'ingranditore solare che usò fino alla fine, si può ancora vedere.




Commenti & Riflessioni
0Devi aver effettuato l'accesso per partecipare alla discussione.
Accedi